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TUTA ALARE. IL VIDEO CHE TI LASCERA’ A BOCCA APERTA. WOW

TUTA ALARE. IL VIDEO CHE TI LASCERA’ A BOCCA APERTA. WOW
novembre 19
11:12 2016
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TUTA ALARE. IL VIDEO CHE TI LASCERA’ A BOCCA APERTA. WOW

La tuta alare, o wingsuit in inglese, è una particolare tuta da lancio che riesce ad aumentare la superficie del corpo umano conferendovi un profilo alare, trasformando la velocità data dalla forza di gravità in planata orizzontale. Le sue forme si rifanno a quelle dello scoiattolo volante.
Utilizzata nel paracadutismo come nuova disciplina, è oggetto di costante e rapido sviluppo: una normale tuta alare, rispetto ad una velocità media di caduta libera di circa 200 km/h, consente di rallentare fino a circa 70 km/h, con una velocità orizzontale di 180 km/h.
La tuta alare è particolarmente usata nel Base jumping, in quanto consente di raddoppiare i tempi di caduta libera e aumenta la distanza dai possibili ostacoli, diminuendo il rischio di incidenti.

Dalla leggendaria figura di Icaro fino ai numerosi inventori di cui ci è giunta testimonianza, più persone hanno cercato di costruire delle protesi che consentissero all’uomo di volare come un uccello. Si trattava, perlopiù, di rudimentali ali di legno e tela da indossare prima di un salto da un dirupo o da qualche altra postazione sopraelevata, con esiti quasi sempre fatali. Bisogna attendere gli anni trenta del Novecento perché, con la nascita del paracadutismo, facciano la loro comparsa i cosiddetti “birdman”, o uomini uccello, che con le prime tute alate a malapena riuscivano a stabilizzare la caduta e compiere qualche evoluzione. I più noti fra questi pionieri furono lo statunitense Clem Sohn e, negli anni cinquanta, l’italiano Salvatore Cannarozzo, lo svizzero Plinio Romaneschi e il francese Léo Valentin.
Negli anni sessanta, a seguito dell’altissima mortalità dei birdman, l’associazione dei paracadutisti statunitensi (USPA) proibì l’uso di ali negli aviolanci, divieto che sarà revocato solo nel 1987.
Ma il merito della messa a punto della prima autentica tuta alare va attribuito al paracadutista francese Patrick de Gayardon e al suo team. De Gayardon intuì che, date le caratteristiche di densità del corpo umano, non ci si poteva ispirare alle forme degli uccelli bensì sarebbe stato più utile riferirsi a quei mammiferi il cui patagio consentiva di planare. Dopo i primi studi a partire dal 1994, nel 1996 sono incominciati i primi voli sperimentali. Ma la data ufficiale di nascita della tuta alare è il 31 ottobre 1997, quando, al cospetto di un gruppo di giornalisti italiani, Patrick de Gayardon, dopo un salto dall’elicottero a 6000 metri di quota, sfrecciò tra le guglie del versante francese del Monte Bianco. Per la prima volta l’avanzamento supera il tasso di caduta.
Sfortunatamente de Gayardon sarebbe morto meno di sei mesi dopo, il 13 aprile 1998, in seguito ad un malfunzionamento del paracadute avuto in addestramento. Ma oramai il seme era stato gettato e subito si è affacciata sulla scena una nuova generazione di piloti di tuta alare.
I primi a riprendere il lavoro di de Gayardon furono il finlandese Jari Kuosma e il croato Robert Pečnik che già nel 1998 crearono una ditta, la BirdMan, con il preciso scopo di produrre e commercializzare una tuta che fosse sicura e di buone prestazioni. Oggi producono una serie completa di tuta alare, adatte a diversi livelli di esperienza e situazioni di lancio. La BirdMan è stata, inoltre, la prima società ad organizzare un programma di formazione istruttori, seguita dalla Phoenix-Fly (fondata nel 2004 da Pečnik dopo l’uscita dalla BirdMan) e dalla francese Fly Your Body. Altri produttori di tute alari sono la ditta austriaca Pressurized, la belga Matter, l’ungherese Intrudair, la sudafricana Jii-Wings e, soprattutto, la statunitense Tony Suit, le cui tute hanno ottenuto performance straordinarie.
In ambito agonistico vengono svolti campionati con tuta alare in cui si gareggia per tre categorie: “permanenza in aria”, “distanza percorsa” e “velocità”, oltre alle gare di “figure artistiche”. La più nota fra le competizioni internazionali è la SkyJester´s Wings over Marl, che si tiene ogni anno dal 2005. La prima competizione italiana fu organizzata ad Arezzo nel 2007 dall’associazione sportiva dilettantistica Freccette Tricolori (Fabrizio Fontanesi, Marco Pistolesi, Claudio Antonini), parteciparono 20 atleti tra i quali Robert Pečnik (fondatore della Phoenix-Fly), Tony Uragallo (fondatore della Tony Suit) e Olav Zipser (inventore del FreeFly).
Il 23 maggio 2012 lo stuntman britannico Gary Connery è diventato il primo uomo ad atterrare in tuta alare senza paracadute. Dopo un salto dall’elicottero a 730 m di quota nei pressi di Henley-on-Thames e dopo aver raggiunto la velocità di 130 km/h è atterrato incolume su di una striscia di 18 600 scatole di cartone lunga 100 m, larga 15 e alta 3,6.

Sebbene già De Gayardon abbia compiuto alcuni salti con la tuta alare da postazione fissa, è dal 2003 che ha iniziato ad essere diffuso tra i BASE jumpers l’utilizzo delle tute alari. È nato così il Wisbase, da molti considerato il futuro del BASE jumping e il miglior ambito di sviluppo del volo con la tuta alare. Una tecnica rischiosa quanto spettacolare è quella del Proximity flying che consiste nel volare radenti al costone delle montagne. Lo statunitense Jeb Corliss è stato il primo ad attraversare una piccola cascata d’acqua utilizzando tale tecnica.Il 24 settembre 2011 Corliss ha attraversato con la sua tuta apache il foro all’interno del monte Tianmen.
Fra i luoghi principali dove si pratica il Wisbase in Europa si segnala il Kjerag e il Trollstigen in Norvegia, la zona di Chamonix (con l’altissimo exit point di Pointe Durier sul Monte Bianco) e il gruppo della Jungfrau in Svizzera, dove è situato quello che attualmente è considerato il più alto salto BASE del mondo − l’anticima Wengen Jungfrau − non lontano dal monte Eiger, dove si trova il “fungo” (The Mushroom), dal 2000 una delle più note piattaforme di Wisbase.
In Italia si segnala il Becco dell’Aquila sul Monte Brento, con atterraggio al campo Gaggiolo nel comune di Dro (TN), con oltre 1 200 m di dislivello utile. Nell’autunno del 1997 De Gayardon compì da qui i primi salti con il suo prototipo di tuta alare e sempre da qui, nel maggio 2011, il maggiore Alastair Macartney del Corpo Logistico e il sergente Deane Smith del Genio militare dell’esercito britannico hanno effettuato una dimostrazione di Wisbase devolvendone in beneficenza i ricavi pubblicitari.
Dal 2009 si tiene a Lauterbrunnen (nel gruppo della Jungfrau) la ProBASE Wingsuit Race, gara di velocità a premi.

 

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